La commedia riguarda cinque italiani in vacanza.
Due coppie: Marco e Isabella, giovani trentenni -lui bello e tormentato, lei ossessionata da pratiche new-age e meditazioni trascendentali che non le fanno poi un gran bene – e Giorgio e Silvia, più maturi -lei un ex-stella cinematografica, ancora bella e desiderosa di sedurre, lui un “commenda” ricco e poco incline a divertimenti vacanzieri.
Con loro, una giovane donna, Anita, forse il personaggio più “forte” del gruppo, che deve la propria autonomia, efficienza, e mancanza di paura all’essere passata attraverso l’esperienza fortificante di un cancro, di cui porta tuttavia ancora le cicatrici sia (e volutamente) nel corpo che nello spirito.
Una vacanza iniziata all’insegna di aspettative da depliant pubblicitario delle agenzie turistiche: “Regalatevi un’avventura! visitate in jeep la savana africana !” Ma piuttosto che un viaggio avventuroso, ma tutto sommato comodo e sicuro, i nostri si ritrovano impantanati nel bel mezzo della savana, abbandonati dal loro conducente che si è dileguato in cerca di soccorsi, e circondati dalle bestie feroci, non più oggetto di stupefatta ammirazione dal riparo della jeep, ma pericolo reale e tangibile.
Mentre cala la notte, e sempre più incerta appare la conclusione, i nostri non smettono di chiacchierare, di scherzare, di comportarsi come se si trovassero all’interno di un salotto borghese – attraversando, al tempo stesso, le varie fasi che attraversa chi scopre all’improvviso di avere un “male incurabile”: incredulità, rabbia, convinzione di “farcela”, disperazione, e, infine, rassegnazione.
Questa la trama. Il testo è andato in scena nel 2003, per la produzione Osi ‘85 e la regia di mia madre. Gli interpreti erano Pier Luigi Misasi, Barbara Terrinoni, Maria Rosaria Carli, Lorenzo Gioielli, Francesca Romana degl’Innocenti. La splendida scena della savana era di Alberto Verso. 
Lo spettacolo è stato anche presentato alla rassegna del teatro Italiano a Parigi
