Un tempo la fanciulla sul balcone ascoltava lo spasimante nascosto sotto, nell’ombra, che le cantava una serenata o le faceva la corte. Adesso, dal balcone del piano di sopra, i vicini spiano una giovane coppia che vive nell’appartamento con annesso piccolo giardino al pianterreno. Il ragazzo è venuto a vivere con lei da poco. Ma la loro vita amorosa è disturbata dalla presenza di
Sharon, la bambina che Carol ha avuto con un altro uomo.

Nel corso di tutta la pièce, la piccola Sharon rimane un personaggio invisibile e muto; eppure ne costituisce il fulcro. Il testo è permeato da una sensazione incombente: quella dell’inesorabile,  progressivo isolamento della piccola. Sembra quasi che tra lei e il mondo si svolga una lotta segreta. L’uomo di sua madre pianta dei bulbi nel giardino e lei li strappa, mangiando la terra.

In questa palazzina della periferia londinese si svolge il racconto tragico che Martin Crimp riveste dei colori del nostro tempo: su una facciata di civiltà tecnologica notiamo delle crepe – si comprano forni a microonde ma non si ha il telefono in casa. La pièce è disseminata di presagi che ci suggeriscono che qualcosa non va:  maschere senza volto, misteriosi uccelli imprigionati nella canna fumaria e un televisore col volume perennemente abbassato.

E sarà proprio Sharon a pagare il prezzo più alto di questo mondo che non presta più attenzione a ciò che conta davvero, ai rapporti, agli affetti, in una parola: all’umanità.

La commedia è andata in scena al Royal Court a Londra nel 1991 e poi ha avuto numerose edizioni in Europa, in particolare in Germania e in Francia. Adesso la possiamo proporre in Italia nella traduzione di Enrico Luttmann.

Cast: 3D + 4U

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