di Antonia il 29 novembre 2011
Fa bene, a volte, sfogliare vecchie riviste di teatro. Su IL DRAMMA (quindicinale di commedie di grande interesse diretto da Lucio Ridenti) del 15 Luglio 1953, sono riportate interessanti notizie in merito al primo Convegno Libero del Teatro tenuto a Bologna i giorni 27 e 28 giugno e promosso dalle riviste Sipario (diretta da Valentino Bompiani) e il Dramma. Fra i presenti, oltre ai direttori delle due riviste, nomi ancora oggi molto conosciuti, come Cesco Baseggio, Carlo Terron, Remigio Paone, Vito Pandolfi, Eligio Possenti, Carlo Alberto Cappelli…
A chiusura del Convegno, alle agenzie di stampa venne presentato un comunicato con una serie di richieste dei teatranti al Governo: Che la nuova legge dichiari il teatro istituzione di pubblica utilità; l’Abolizione delle sovvenzioni particolari e discrezionali, ma soltanto provvidenze generali: sgravi fiscali, differenti tariffe di viaggi e trasporti, agevolazioni di credito edilizio e bancario, aiuti ai Comuni promotori di teatro; Ripristino e recupero dei teatri comunali in maggior numero possibile; Aiuto alle iniziative di carattere culturale e artistico; Trasformazione (e non abolizione) dell’IDI, affinchè possa funzionare indipendentemente, con una nuova struttura, con diversi intenti, e con fini più precisi.
Ora, ditemi se questi punti non sono ancora oggi condivisibili, inclusa la necessità di una legge che è sempre stata discussa e mai promulgata, e a parte il funzionamento dell’IDI, che anzichè essere riformato – come ce ne sarebbe stata la necessità – è stato decisamente abolito quale ente inutile.
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di Antonia il 10 novembre 2011
Torno ora da Londra dopo aver visto alla Donmar Warehouse uno spettacolo stupendo, con un interprete straordinario: Douglas Hodge. Hodge è in grado di passare, in un battito di ciglia, dal sarcasmo alla disperazione, dalla buffonaggine al dolore, dall’irragionevolezza all’introspezione. Una prova da maestro per una bellissima commedia.

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di Antonia il 10 novembre 2011
Il protagonista di quest’opera di Osborne del 1964 è un avvocato, Bill Maitland: un eroe tormentato allo stremo delle forze. Bill sta andando a pezzi: nel giro di 24 ore perde i collaboratori dello studio, i clienti, la moglie, l’amante, la figlia.
Bill Maitland è un avvocato che all’inizio della commedia si ritrova sotto processo – non in un tribunale reale, ma davanti a quello della propria coscienza e la sua colpa è quella della squallida mediocrità della sua vita. In questo “processo” Maitland dà libero sfogo alla sua paranoia, al disgusto di sé, alla sua insicurezza e senso di solitudine – così come la sua vitalità di eloquio e il suo talento negli insulti. Quando l’incubo del processo si dissolve, però, la realtà si dimostra anche peggio.
L’eroe di Osborne è un uomo senza identità, che ricorre ad un uso infinito di maschere. Desidererebbe un’esistenza illuminata da affetto ed eleganza, ma è condannato alla mediocrità – e peggio. Tutti sembrano congiurare per abbandonarlo. Sta crollando nella paranoia. Ha la sensazione che i taxi che prova a fermare per strada gli passino davanti senza neanche vederlo, e quando non controlla il telefono per vedere se per caso c’è una cimice, si tiene stretto un pollice che gli fa male – convinto che si tratti di un cancro.
Vediamo Maitland gingillarsi col telefono, abbaiare ordini irragionevoli, sonnecchiare alla scrivanie, attaccarsi alla bottiglia di whisky, molestare le segretarie, sempre e comunque spettacolarmente incapace di svolgere il suo lavoro, in quanto gli mancano il tatto e la disciplina che questo richiede. In modo orribile, quanto affascinante, Maitland intreccia una rete di rabbia e di retorica attorno alle sue sofferenze.
Uno ad uno, tutti coloro ai quali Maitland tiene – o ai quali terrebbe se non fosse così inguaribilmente egocentrico, lo abbandonano. Un uomo che desidera “la fortuna dell’amicizia e l’eccitazione e il conforto dell’amore” finisce la commedia da solo, e con la carriera in pezzi.
Furia, tristezza, disperazione inconsolabile, sarcasmo, spirito, rabbia, cattiveria contribuiscono a rendere Inadmissible Evidence una delle grandi commedie di John Osborne.
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