Perché il Teatro

Melpomene, musa della Tragedia

Melpomene, musa della Tragedia

E’ la domanda che mi faccio costantemente: tanta dedizione non sarà per una causa persa? Del teatro importa ancora qualcosa a qualcuno, o queste mie riflessioni saranno solo un sasso scagliato nelle sabbie mobili? E forse, per rispondere, occorrerebbe innanzitutto chiedersi cos’è il teatro.

A lungo mi è piaciuta molto la definizione di David Hare: “Il Teatro è un’interpretazione della realtà.” Mi sembrava ottima, ma recentemente mi sembra più pregnante una definizione che all’inizio avevo scartato, in quanto mi pareva (che Dio mi perdoni, o anche no) “troppo facile”. Mi riferisco alla definizione di Shakespeare: “a mirror up to Nature” “uno specchio posto davanti alla Natura” Uno specchio? Solo?

Strani oggetti, però, gli specchi: ci mostrano come siamo e non come pensiamo (ci illudiamo) di essere. Non sono affatto amichevoli. Il personaggio di una commedia di Eduardo (Il Sindaco del Rione Sanità)definiva lo specchio “scostumato” perchè gli mostrava che era vecchio. Pirandello ha basato tutto il suo lavoro sull’idea che se a un uomo, inavvertitamente, succede di dare un’occhiata a uno specchio e di vedervisi – lo choc potrebbe portarlo alla pazzia. La conoscenza di sé è un processo crudele.

Uno specchio non interpreta – mostra la realtà. E non è a quella che dobbiamo ritornare?

Una risposta a “Perché il Teatro”

  1. Anch’io approfitto di questo spazio non avendo trovato altro modo per contattarLa e invitarLa alla messa in scena della sua opera “Preferirei di no” al teatro-festival di Montecelio il 3 e 4 dicembre alle ore 21 e il 5 alle ore 18 da parte della compagnia Onde in Palcoscenico. Scusandomi del ritardato invito spero di avere il piacere di conoscerLa. Alba Di Costanzo presidente della compagnia

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