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	<title>Antonia BrancatiRiflessioni</title>
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	<description>Concessionaria per il Teatro</description>
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		<title>COSA VOGLIONO I DRAMMATURGHI ITALIANI</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 12:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 16 Gennaio prossimo (teatro Quirinetta di Roma, alle 11,30) ci sarà una conferenza stampa per presentare il primo CENTRO NAZIONALE DRAMMATURGIA ITALIANA CONTEMPORANEA.
E’ da settembre che molti autori, e in tutta Italia, si incontrano (ci incontriamo) per lavorare a creare un’unione che ci renda forti nei confronti delle altre figure professionali del teatro, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.antoniabrancati.it/wp-content/uploads/2012/01/centronazionaledrammaturgia2.jpg"><img src="http://www.antoniabrancati.it/wp-content/uploads/2012/01/centronazionaledrammaturgia2.jpg" alt="centronazionaledrammaturgia2 COSA VOGLIONO I DRAMMATURGHI ITALIANI" title="centronazionaledrammaturgia" width="364" height="227" class="alignleft size-full wp-image-1739" /></a>Il 16 Gennaio prossimo (teatro Quirinetta di Roma, alle 11,30) ci sarà una conferenza stampa per presentare il primo CENTRO NAZIONALE DRAMMATURGIA ITALIANA CONTEMPORANEA.</p>
<p>E’ da settembre che molti autori, e in tutta Italia, si incontrano (ci incontriamo) per lavorare a creare un’unione che ci renda forti nei confronti delle altre figure professionali del teatro, con le Compagnie, gli Stabili e anche le Istituzioni politiche in modo da riuscire a riportare l’Autore e il Testo al centro dell’attenzione creativa. In questi mesi siamo facilmente riusciti a tenere fuori dalla porta le possibili piccole rivalità personali, e abbiamo anzi sempre affermato con grande convinzione che consideriamo patrimonio fondamentale le differenze stilistiche e creative di tutti gli autori partecipanti.</p>
<p>Nel corso della conferenza stampa presenteremo la bozza dello statuto che abbiamo elaborato e chiameremo a raccolta tutti gli autori italiani non ancora iscritti a partecipare alla stesura dello statuto definitivo e dare il loro contributo alla fase costituente del Centro.</p>
<p><span id="more-1732"></span></p>
<p>Ma cos&#8217;è che realmente vogliono i drammaturghi italiani? Le nostre rivendicazioni sono sul piano della Cultura (e, perché no? Dell’Arte),  che per noi scrittori equivale al diritto alla sopravvivenza, perché (per dirla con le parole di mio padre)  in quanto intellettuali abbiamo la necessità “di alimentare con la nostra operosità il vigore della cultura. E nessuno può umanamente rassegnarsi alla fine dell’operosità a cui il destino l’ha chiamato.”</p>
<p>E la citazione – da Ritorno alla censura – continua: “Questa (operosità) vale talmente più della vita che la stessa filosofia moderna, dopo aver dimostrato l’inconsistenza logica dell’immortalità dell’individuo, ammette che la sola vita eterna a lui concessa è quella che egli vivrà nella sua opera. L’umanità dunque potrà chiedere all’individuo anche la rinunzia alla vita, ma non la rinunzia all’operosità per cui è nato. E’ un sacrificio, che nessuno, per qualsivoglia ideale, ha il diritto di chiedere, e che in realtà nessuno è riuscito mai a fare, se non al patto di non essere più la persona alla quale era stato richiesto il sacrificio.”</p>
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		<title>UN REPERTORIO ITALIANO</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 15:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Fa bene, a volte, sfogliare vecchie riviste di teatro.  Su IL DRAMMA (quindicinale di commedie di grande interesse diretto da Lucio Ridenti) del 15 Luglio 1953, sono riportate interessanti notizie in merito al primo Convegno Libero del Teatro tenuto a Bologna  i giorni 27 e 28 giugno e promosso dalle riviste Sipario (diretta da Valentino Bompiani) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.antoniabrancati.it/wp-content/uploads/2011/11/dramma-531.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-1715" title="dramma 53" src="http://www.antoniabrancati.it/wp-content/uploads/2011/11/dramma-531.bmp" alt="dramma 531 UN REPERTORIO ITALIANO" width="404" height="526" /></a>Fa bene, a volte, sfogliare vecchie riviste di teatro.  Su IL DRAMMA <em>(quindicinale di commedie di grande interesse diretto da Lucio Ridenti)</em> del 15 Luglio 1953, sono riportate interessanti notizie in merito al primo <strong>Convegno Libero del Teatro </strong>tenuto a Bologna  i giorni 27 e 28 giugno e promosso dalle riviste <strong>Sipario</strong> (diretta da Valentino Bompiani) e il <strong>Dramma. </strong>Fra i presenti, oltre ai direttori delle due riviste, nomi ancora oggi molto conosciuti, come Cesco Baseggio, Carlo Terron, Remigio Paone, Vito Pandolfi, Eligio Possenti, Carlo Alberto Cappelli&#8230;</p>
<p>A chiusura del Convegno, alle agenzie di stampa venne presentato un comunicato con una serie di richieste dei teatranti al Governo: Che la nuova legge dichiari il teatro istituzione di pubblica utilità; l&#8217;Abolizione delle sovvenzioni particolari e discrezionali, ma soltanto provvidenze generali: sgravi fiscali, differenti tariffe di viaggi e trasporti, agevolazioni di credito edilizio e bancario, aiuti ai Comuni promotori di teatro; Ripristino e recupero dei teatri comunali in maggior numero possibile; Aiuto alle iniziative di carattere culturale e artistico; Trasformazione (e non abolizione) dell&#8217;IDI, affinchè possa funzionare indipendentemente, con una nuova struttura, con diversi intenti, e con fini più precisi.</p>
<p>Ora, ditemi se questi punti non sono ancora oggi condivisibili, inclusa la necessità di una legge che è sempre stata discussa e mai promulgata, e a parte il funzionamento dell&#8217;IDI, che anzichè essere riformato &#8211; come ce ne sarebbe stata la necessità &#8211; è stato decisamente abolito quale ente inutile.</p>
<p><span id="more-1713"></span></p>
<p>Al convegno non sono mancate le polemiche: a partire da quella con il presidente dell&#8217;IDI, on. Ariosto, che aveva mandato in sua vece &#8211; e allo sbaraglio - l&#8217;avv. d&#8217;Alessandro, segretario dell&#8217;IDI, ad impegnarsi in una assurda e inutile difesa dell&#8217;IDI davanti a duecento persone estremamente critiche; e a seguire con quella della constatazione dell&#8217;assenza di un qualsivoglia membro del Governo, direzione spettacolo (avevano capito da che parte tirava il vento); criticatissima anche l&#8217;assenza del Presidente del Sindacato Autori Drammatici e l&#8217;assenza quasi totale degli attori, ai quali (cito dall&#8217;articolo di Lucio Ridenti) <strong><em>&#8220;evidentemente non importa mai nulla di nulla&#8221;</em></strong></p>
<div id="attachment_1716" class="wp-caption alignright" style="width: 342px"><a href="http://www.antoniabrancati.it/wp-content/uploads/2011/11/Bompiani-Paone-Ridenti.bmp"><img class="size-full wp-image-1716" title="Bompiani-Paone-Ridenti" src="http://www.antoniabrancati.it/wp-content/uploads/2011/11/Bompiani-Paone-Ridenti.bmp" alt="Bompiani Paone Ridenti UN REPERTORIO ITALIANO" width="332" height="188" /></a><p class="wp-caption-text">Bompiani-Paone-Ridenti</p></div>
<p>Di grandissimo interesse la relazione di Vincenzo Tieri, intitolata <strong>&#8220;Aiuti alla Formazione di un Repertorio Italiano&#8221;</strong>. Alcune delle sue affermazioni, valide ancora oggi, meritano davvero di venire ricordate: &#8220;Il teatro ha sempre espresso il carattere di qualche società nazionale e proprio da un tal carattere il buon teatro è poi diventato internazionale&#8230; Se è vero che dove non esista una società nazionale la nascita di un teatro valido è molto difficile, anche vero è che il teatro, dal canto suo e per una delle sue particolari funzioni, favorisce e accelera la formazione di una tale società, contribuendo notevolmente a una maggiore unità di linguaggio, di morale, di costume, di cultura. Ecco perchè il teatro nazionale dev&#8217;essere costantemente aiutato e incoraggiato in ogni sua manifestazione, perfino come fatto sperimentale; e pazienza se le prove non saranno tutte e sempre felici&#8230;</p>
<p>&#8230; L&#8217;arte durevole nasce quasi sempre attraverso un buon artigianato e il buon artigianato abbisogna di assiduo esercizio e addestramento per esprimere bene le virtù dell&#8217;artista. Ma gli italiani era [è?] praticamente impedito di esercitarsi e addestrarsi a far teatro&#8230; Il diritto degli autori italiani a promuovere e sostenere la divulgazione delle proprie opere in Italia è convalidato, se non da ragioni ideali e astratte, certamente dalla non codificata, ma effettiva esistenza di uno &lt;&lt;sciovinismo&gt;&gt; teatrale in tutti i paesi del mondo. Se in Francia si rappresentano solo o prevalentemente commedie francesi, se in Inghilterra e in America e in Russia e in Spagna e in ciascuno dei paesi del mondo si rappresentano solo o prevalentemente commedie di autori nazionali, perché la stessa cosa non dovrebbe poter avvenire in Italia? E anche se un teatro italiano non esistesse, perché non si dovrebbe far di tutto per lasciarlo nascere?&#8230; Il teatro di una Nazione è e dev&#8217;essere prima di tutto teatro nazionale senza denno dell&#8217;universalità dell&#8217;arte e della cultura.&#8221;</p>
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		<title>Il Teatro Ateneo</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 12:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Entro domani, 18 Ottobre, l&#8217;Università di Roma dovrà comunicare cos&#8217;ha deciso di fare riguardo il teatro Ateneo. Chiuso per lavori, si teme che l&#8217;intenzione sia di usarlo non come teatro, ma come Sala Congressi.  In circa dieci giorni, più di mille firme sono state raccolte affinché il teatro rimanga tale. Fra queste, la mia. Ho anche scritto al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.antoniabrancati.it/wp-content/uploads/2011/10/teatro-ateneo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1701" title="teatro ateneo" src="http://www.antoniabrancati.it/wp-content/uploads/2011/10/teatro-ateneo.jpg" alt="teatro ateneo Il Teatro Ateneo" width="111" height="64" /></a>Entro domani, 18 Ottobre, l&#8217;Università di Roma dovrà comunicare cos&#8217;ha deciso di fare riguardo il teatro Ateneo. Chiuso per lavori, si teme che l&#8217;intenzione sia di usarlo non come teatro, ma come Sala Congressi.  In circa dieci giorni, più di mille firme sono state raccolte affinché il teatro rimanga tale. Fra queste, la mia. Ho anche scritto al Rettore quanto segue:</p>
<p><em>Magnifico Rettore,<br />
ho appreso che il Centro Teatro Ateneo dell’Università di Roma “La Sapienza”, per la prima volta in trenta anni di attività, non ha ricevuto il rinnovo a cui vengono sottoposti i centri di ricerca dell’università ogni sei anni, e che ogn&#8230;i decisione a riguardo è stata rinviata a fine ottobre.<br />
Non riesco proprio a comprendere come si possa anche lontanamente pensare di prendere una decisione diversa da quella di tenere in vita un teatro che è sempre stato un centro per promuovere, diffondere fra i giovani e preservare la cultura del teatro, con la sua attività di ricerca e di conservazione della memoria del fare teatro nella civiltà contemporanea.<br />
Per me è anche il luogo dove i miei genitori si sono incontrati: forse se non ci fosse stato il teatro dell’Università (all’epoca teatro GUF) io non sarei nata.<br />
Nel primo capitolo di Paolo il Caldo, mio padre scrive: “L’inverno del 1941 cadde a Roma molta neve. Al teatro dell’Università giungevano in punta di piedi gruppetti di ragazze (…) D’un tratto dalla quinta fila delle poltrone, verso di me che sedevo in fondo alla sala, una ragazza trentina volse il bellissimo viso (…) Quando la ragazza tornò a voltarsi verso il palcoscenico, sprofondando nel pellicciotto che, sei anni dopo, sarebbe servito da cuccia al nostro cane Nina, io ero già innamorato…”<br />
A parte che mi risulta che il Centro Teatro da molti anni non incide affatto sul bilancio della Sapienza perché autofinanzia la propria attività – è per me impensabile che oggi Lei pensi di seguire i dettami dei popoli della libertà che ci governano e che dimostrano in ogni occasione di odiare la cultura come neanche il fascismo si è mai sognato di fare,<br />
Edward Bond ha scritto: “Onorate la città che fonda un teatro; sulle sue scene dite ciò che vi viene impedito di dire in tempi di oscurità”.<br />
Mantenere acceso un lume anche nella più oscura delle notti dovrebbe essere il compito di ogni Ateneo: come potete pensare di farlo, senza un teatro?<br />
Cordialmente<br />
Antonia Brancati</em></p>
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