Il protagonista di quest’opera di Osborne del 1964 è un avvocato, Bill Maitland: un eroe tormentato allo stremo delle forze. Bill sta andando a pezzi: nel giro di 24 ore perde i collaboratori dello studio, i clienti, la moglie, l’amante, la figlia.
Bill Maitland è un avvocato che all’inizio della commedia si ritrova sotto processo – non in un tribunale reale, ma davanti a quello della propria coscienza e la sua colpa è quella della squallida mediocrità della sua vita. In questo “processo” Maitland dà libero sfogo alla sua paranoia, al disgusto di sé, alla sua insicurezza e senso di solitudine – così come la sua vitalità di eloquio e il suo talento negli insulti. Quando l’incubo del processo si dissolve, però, la realtà si dimostra anche peggio.
L’eroe di Osborne è un uomo senza identità, che ricorre ad un uso infinito di maschere. Desidererebbe un’esistenza illuminata da affetto ed eleganza, ma è condannato alla mediocrità – e peggio. Tutti sembrano congiurare per abbandonarlo. Sta crollando nella paranoia. Ha la sensazione che i taxi che prova a fermare per strada gli passino davanti senza neanche vederlo, e quando non controlla il telefono per vedere se per caso c’è una cimice, si tiene stretto un pollice che gli fa male – convinto che si tratti di un cancro.
Vediamo Maitland gingillarsi col telefono, abbaiare ordini irragionevoli, sonnecchiare alla scrivanie, attaccarsi alla bottiglia di whisky, molestare le segretarie, sempre e comunque spettacolarmente incapace di svolgere il suo lavoro, in quanto gli mancano il tatto e la disciplina che questo richiede. In modo orribile, quanto affascinante, Maitland intreccia una rete di rabbia e di retorica attorno alle sue sofferenze.
Uno ad uno, tutti coloro ai quali Maitland tiene – o ai quali terrebbe se non fosse così inguaribilmente egocentrico, lo abbandonano. Un uomo che desidera “la fortuna dell’amicizia e l’eccitazione e il conforto dell’amore” finisce la commedia da solo, e con la carriera in pezzi.
Furia, tristezza, disperazione inconsolabile, sarcasmo, spirito, rabbia, cattiveria contribuiscono a rendere Inadmissible Evidence una delle grandi commedie di John Osborne.

0 Commenti

  • Thomas Otto Zinzi Posted 1 febbraio 2015 11:08

    Buon giorno Signora Brancati, sarebbe possibile leggere questo testo?
    La ringrazio e buona domenica
    Thomas

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