All of It di Alistair McDowall è uno dei lavori più radicali e sperimentali del drammaturgo scozzese e rappresenta un’ulteriore evoluzione della sua ricerca sul tempo, sulla memoria e sulla percezione della realtà. Presentato in prima assoluta al Royal Court Theatre nel 2025, il testo conferma McDowall come una delle voci più originali della drammaturgia britannica contemporanea, capace di coniugare una scrittura poetica con una struttura narrativa estremamente innovativa.
Il testo
All of it si apre in un futuro prossimo, quando l’umanità ha ormai sviluppato una tecnologia in grado di registrare e conservare ogni istante dell’esistenza di una persona. Nulla viene dimenticato: ogni parola pronunciata, ogni gesto, ogni scelta e ogni emozione possono essere recuperati e rivissuti in qualsiasi momento.
Quella che inizialmente sembra una straordinaria conquista scientifica si rivela presto una condizione esistenziale soffocante. Se tutto viene conservato, diventa impossibile dimenticare, perdonare o persino reinventare il proprio passato.
Il centro della vicenda è costituito da una famiglia riunita dopo la morte della madre. I figli e il marito devono decidere se consultare l’archivio integrale della sua vita, rivivendo ogni momento, oppure lasciare che il ricordo rimanga inevitabilmente incompleto.
Da questa situazione prende forma un intenso confronto sul significato della memoria e dell’identità. Ogni personaggio si rende conto che il ricordo non è mai una semplice registrazione dei fatti, ma una continua riscrittura del passato. L’archivio perfetto promette la verità assoluta, ma finisce per cancellare quella zona di incertezza che rende possibili il perdono, l’immaginazione e perfino l’amore.
Nel corso dello spettacolo la narrazione si frammenta. Scene appartenenti a epoche diverse si sovrappongono: l’infanzia dei protagonisti convive con il presente e con possibili futuri, creando un mosaico in cui il tempo perde qualsiasi linearità.
Come spesso accade nella drammaturgia di McDowall, il pubblico è chiamato a ricostruire autonomamente i legami tra gli episodi, scoprendo progressivamente che il vero tema dell’opera non è la tecnologia, ma la natura profondamente selettiva della memoria umana.
Il titolo All of It (“Tutto quanto”) allude proprio all’impossibilità di possedere davvero l’interezza di un’esistenza. Accumulare ogni istante non significa comprenderlo: al contrario, la quantità infinita di informazioni rischia di rendere impossibile attribuire un senso all’esperienza.
Temi
All of it affronta questioni estremamente contemporanee:
- il rapporto tra memoria e identità;
- la conservazione digitale delle vite;
- il diritto all’oblio;
- il lutto e la costruzione del ricordo;
- il tempo come esperienza soggettiva;
- la difficoltà di distinguere tra ciò che è accaduto e ciò che scegliamo di ricordare.
Il testo dialoga implicitamente con le riflessioni filosofiche sulla memoria di autori come Henri Bergson e con l’immaginario tecnologico della fantascienza contemporanea, pur mantenendo una forte dimensione emotiva e familiare.
La produzione del Royal Court Theatre
La prima mondiale è andata in scena al Jerwood Theatre Upstairs del Royal Court Theatre, lo spazio dedicato alla nuova drammaturgia e alle sperimentazioni sceniche.
La regia ha privilegiato un impianto estremamente essenziale, con uno spazio scenico quasi astratto: pochi elementi mobili, superfici riflettenti e un sofisticato disegno sonoro creavano un ambiente in cui passato e presente sembravano continuamente sovrapporsi.
Le luci e le proiezioni contribuivano a suggerire l’idea di una memoria digitale in continua ricomposizione, senza mai trasformare lo spettacolo in un esercizio tecnologico. Al centro rimanevano sempre gli attori e la musicalità della scrittura di McDowall.
La durata contenuta dello spettacolo e il ritmo frammentato producevano un’esperienza immersiva, nella quale lo spettatore era chiamato a costruire personalmente il senso della vicenda.
La critica
La critica britannica ha accolto All of It come una delle opere più mature dell’autore.
Molti recensori hanno sottolineato la capacità di McDowall di trasformare un’idea apparentemente fantascientifica in una riflessione profondamente umana sul dolore e sul ricordo. È stata particolarmente apprezzata la scrittura, definita “musicale”, “ipnotica” e “di straordinaria precisione poetica”, capace di creare emozione attraverso ripetizioni, silenzi e minime variazioni linguistiche.
Alcune recensioni hanno osservato come la struttura volutamente frammentaria richieda una partecipazione attiva del pubblico e possa risultare inizialmente disorientante. Proprio questa complessità, tuttavia, è stata considerata uno dei punti di forza dello spettacolo.
Significato dell’opera
Con All of It, McDowall porta alle estreme conseguenze una domanda che attraversa tutta la sua produzione: cosa rimane di noi quando il tempo smette di essere lineare?
La risposta suggerita dal testo è che l’identità umana non nasce dall’accumulo perfetto dei ricordi, ma dalle omissioni, dalle dimenticanze e dalle interpretazioni che continuamente costruiamo. In questo senso, All of It è insieme un dramma sul lutto, una riflessione filosofica sulla memoria e una meditazione poetica sul bisogno, profondamente umano, di dare forma al caos dell’esperienza attraverso il racconto.
Per la sua originalità formale e per la profondità dei temi affrontati, l’opera si colloca tra i lavori più significativi del nuovo teatro britannico e conferma Alistair McDowall come uno degli autori più innovativi della sua generazione.
McDOWALL, Alistair

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