Brilliant Adventures di Alistair McDowall è l’opera che ha rivelato al pubblico britannico uno dei più innovativi drammaturghi della sua generazione. Vincitore del Judges’ Award del Bruntwood Prize for Playwriting 2011, il testo debuttò nel 2013 in una coproduzione tra il Royal Exchange Theatre e il Live Theatre, imponendo immediatamente McDowall come un autore capace di fondere realismo sociale, fantascienza e teatro poetico.
L’opera
Ambientata in un degradato quartiere popolare di Middlesbrough, nel nord-est dell’Inghilterra, la pièce racconta la storia di Luke, un ragazzo di diciannove anni con una grave balbuzie e una straordinaria intelligenza scientifica.
Luke vive da solo in un appartamento caotico e fatiscente. È timido, introverso e quasi incapace di comunicare con il mondo esterno, ma ha costruito un’invenzione incredibile: una macchina del tempo realizzata con scatoloni di cartone, cavi elettrici e materiali di recupero. L’oggetto ha un aspetto ridicolo e improvvisato, ma funziona realmente.
Il fratello maggiore Rob, piccolo spacciatore impulsivo e violento, cerca di proteggerlo come può, pur essendo egli stesso intrappolato in una vita fatta di droga e piccoli crimini. Con lui si muove una figura surreale: un anziano tossicodipendente quasi catatonico, che Rob conduce in giro tenendolo al guinzaglio come un cane. Questo elemento, assurdo e disturbante, viene accettato dai personaggi come parte della normalità quotidiana.
Attorno ai due fratelli gravitano Greg, un opportunista chiacchierone e inconcludente, e soprattutto Ben, un uomo arrivato da Londra con molto denaro e pochi scrupoli.
Quando Ben scopre l’esistenza della macchina del tempo, comprende immediatamente il suo enorme potenziale economico e criminale. Vuole impossessarsene a qualsiasi costo.
Da questo momento il dramma cambia radicalmente natura.
Dal realismo alla fantascienza
Per quasi metà spettacolo il pubblico assiste a un dramma sociale ambientato nella periferia inglese: giovani senza lavoro, droga, violenza domestica, emarginazione e povertà.
Improvvisamente la macchina del tempo entra davvero in funzione.
Cominciano ad apparire versioni future dei personaggi, in particolare un secondo Luke, proveniente da una linea temporale diversa. Il futuro invade il presente, gli eventi si ripetono con leggere variazioni e le conseguenze delle scelte diventano visibili prima ancora che vengano compiute.
La violenza innescata da Ben genera una serie di paradossi temporali che modificano continuamente la percezione dello spettatore.
McDowall non spiega mai il funzionamento scientifico della macchina: il viaggio nel tempo diventa piuttosto una metafora del desiderio di sfuggire al proprio destino.
I temi
Sotto l’apparenza di un thriller fantascientifico, Brilliant Adventures affronta temi profondamente sociali.
La povertà e l’immaginazione
Luke costruisce una macchina del tempo con materiali poverissimi: cartone, nastro adesivo e oggetti recuperati.
La sua invenzione rappresenta il tentativo di immaginare un futuro diverso in un contesto in cui nessuno sembra avere possibilità di riscatto.
La fratellanza
Il rapporto tra Luke e Rob costituisce il cuore emotivo dell’opera.
Rob è violento, scontroso e spesso irresponsabile, ma ama sinceramente il fratello e cerca disperatamente di proteggerlo.
Il tempo come possibilità
Per McDowall il viaggio nel tempo non è un semplice espediente narrativo, ma una riflessione sulla possibilità di cambiare il proprio destino.
Il futuro non appare come qualcosa di inevitabile, bensì come una serie di possibilità continuamente riscritte.
Fantascienza e realismo
Uno degli aspetti più originali del testo è la perfetta fusione tra due linguaggi apparentemente incompatibili: il teatro sociale britannico e la fantascienza.
La presenza della macchina del tempo non allontana mai il racconto dalla realtà, ma rende ancora più evidente la disperazione dei personaggi.
La produzione del 2013
La prima mondiale fu presentata nel maggio 2013 al Royal Exchange Studio di Manchester, per poi trasferirsi al Live Theatre di Newcastle in una coproduzione tra le due istituzioni. La regia era affidata a Caroline Steinbeis, che privilegiò una messinscena essenziale e fortemente fisica.
La scenografia rappresentava un appartamento sporco e disordinato, dominato da una grande struttura di cartone che il pubblico scopriva progressivamente essere una macchina del tempo.
Nel cast spiccavano:
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Robert Lonsdale nel ruolo di Luke;
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Joseph Arkley in quello di Rob;
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Ian Bonar nel ruolo di Greg;
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Laurence Mitchell nel ruolo di Ben;
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Michael Hodgson come il silenzioso tossicodipendente.
Un elemento particolarmente efficace era la presenza di un secondo Luke, interpretato da Lee Armstrong, che compariva nella seconda parte dello spettacolo come versione futura del protagonista, creando un suggestivo effetto di sdoppiamento temporale.
La ricezione critica
La critica accolse il testo con grande entusiasmo.
The Guardian definì Brilliant Adventures un’opera animata da una “immaginazione bruciante“, capace di trasformare un appartamento di periferia in un luogo in cui tutto diventa possibile. (The Guardian)
Un’altra recensione dello stesso quotidiano parlò di “homespun sci-fi“, una fantascienza artigianale costruita con cartone e fantasia, sottolineando come McDowall riuscisse a far convivere la concretezza del degrado sociale con una narrazione ricca di invenzioni teatrali. (The Guardian)
Anche la critica specializzata mise in evidenza la straordinaria originalità dell’autore: la macchina del tempo, anziché diventare un espediente spettacolare, si trasforma in una metafora dell’aspirazione, della fuga e della speranza.
Un’opera fondamentale
Brilliant Adventures contiene già tutti gli elementi che renderanno riconoscibile la poetica di Alistair McDowall: il tempo come materia narrativa, personaggi marginali dotati di una sorprendente profondità emotiva, la contaminazione tra realismo e fantascienza e una scrittura musicale, fatta di ripetizioni, silenzi e improvvise accelerazioni.
Ancora oggi il testo è considerato uno dei debutti più significativi del teatro britannico del XXI secolo: un’opera che dimostra come, anche in un appartamento fatiscente di una periferia dimenticata, possa nascere un’avventura capace di piegare le leggi della fisica e di interrogare il senso stesso del destino umano.
McDOWALL, Alistair

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