I’m Not Being Funny di Piers Black è un testo recente, ha debuttato al Bush Theatre di Londra il 7 maggio 2026 riscuotendo da subito un incredibile consenso da parte del pubblico.
Riassunto
I’m Not Being Funny è una commedia drammatica per due interpreti, Billie e Peter, una giovane coppia sposata con una figlia piccola. L’intera vicenda si svolge nel loro soggiorno, dove i due stanno preparando una serata di stand-up comedy.
L’idea è di Billie: ha iscritto entrambi a una serata di stand-up e pretende che riescano a costruire un “tight five”, cioè cinque minuti di materiale sufficientemente divertente da poter essere presentato davanti a un pubblico.
Peter è molto meno convinto. I due si chiudono quindi in casa e cominciano a cercare nella loro vita quotidiana e nel loro passato qualcosa che possa diventare materiale comico. All’inizio il gioco ha effettivamente il tono di una commedia di coppia: provano battute, si prendono in giro, discutono su cosa possa funzionare davanti a un pubblico e cercano di capire che cosa faccia ridere.
Ma progressivamente diventa evidente che il vero argomento della serata non è la comicità.
Le battute che i due si raccontano cominciano infatti a toccare zone molto più dolorose della loro relazione. Attraverso l’umorismo emergono problemi che normalmente rimarrebbero inespressi: la loro vita di coppia, la genitorialità, le paure per il futuro e soprattutto una situazione personale molto più grave che ha completamente modificato la loro idea del tempo che hanno davanti.
Il pubblico scopre gradualmente che Billie ha ricevuto una diagnosi di cancro terminale e che le è stato detto che potrebbe avere ancora alcuni anni di vita. La stand-up diventa quindi per lei un modo paradossale di affrontare la malattia, la paura della morte e la prospettiva di lasciare il marito e la figlia.
La comicità diventa contemporaneamente difesa, terapia e forma di comunicazione.
Billie vuole ridere della propria situazione e vuole che anche Peter lo faccia. Peter, invece, fatica a trasformare una situazione così dolorosa in materiale comico. La loro difficoltà a scrivere le battute diventa quindi una metafora della loro difficoltà a parlare apertamente della malattia.
Il cuore del dramma
Uno degli aspetti più interessanti di Im Not Being Funny è che Black non costruisce semplicemente una “commedia sul cancro”.
Il vero tema è come una coppia possa continuare a vivere quando il futuro che aveva immaginato viene improvvisamente cancellato.
Billie vuole continuare a vivere intensamente e a ridere; Peter cerca invece di proteggere lei, se stesso e la loro figlia. I due reagiscono quindi alla stessa tragedia in modi completamente diversi.
La domanda diventa: come si può continuare a essere una coppia quando uno dei due sa di avere una data di scadenza? E, ancora più profondamente: quanto è possibile scherzare sulla morte prima che lo scherzo diventi insopportabile?
Il titolo I’m Not Being Funny funziona quindi su diversi livelli. È una frase che può significare “non sto scherzando”, ma anche “non sono divertente”, oppure “non sto cercando di far ridere”. La comicità e il dolore finiscono continuamente per sovrapporsi.
Il testo utilizza così una struttura apparentemente leggera per arrivare progressivamente a una materia emotiva molto dura.
Comicità e malattia
Il particolare merito di Black è di non trattare la comicità come semplice elemento di alleggerimento.
Le battute sono parte integrante del dramma. I personaggi ridono perché non sanno cos’altro fare.
Piers Black ha spiegato che l’idea del testo è nata anche da una collaborazione con l’attore Jerome Yates: i due cominciarono a inventare e provare insieme battute volutamente terribili, osservando proprio quella zona ambigua in cui una battuta può essere contemporaneamente brutta, buona e “così brutta da essere buona”. Da questo esperimento è progressivamente nato il testo.
Black ha inoltre raccontato di essere interessato a scrivere opere che possano affrontare situazioni estremamente difficili senza rinunciare alla gioia e alla speranza. In questo senso I’m Not Being Funny non vuole essere una tragedia sulla malattia, ma un’opera sul modo in cui le persone cercano di continuare a vivere nonostante la malattia.
L’autore ha anche chiarito che il testo nasce dalla propria esperienza di aver vissuto il cancro da giovane, pur non essendo un’opera autobiografica.
La prima produzione inglese
La prima produzione professionale di I’m Not Being Funny è andata in scena al Bush Theatre di Londra nel 2026, nello Studio. È stata realizzata da Prentice Productions in associazione con il Bush Theatre. La regia è di Bryony Shanahan, Associate Artist del Traverse Theatre.
Il cast originale era composto da:
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Tia Bannon – Billie
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Jerome Yates – Peter
La scenografia e i costumi erano di Amelia Jane Hankin.
La produzione ha iniziato le anteprime il 7 maggio 2026 e, grazie alla domanda del pubblico, la permanenza al Bush Theatre è stata prolungata fino al 13 giugno.
È un dato significativo: non si è trattato semplicemente di un debutto di nicchia, perché il Bush ha deciso di estendere la programmazione proprio in seguito alla risposta del pubblico.
Il trasferimento al Bristol Old Vic
Dopo Londra, I’m Not Being Funny è stato presentato al Bristol Old Vic, nel Weston Studio, dal 23 al 27 giugno 2026.
La produzione quindi ha già avuto, a pochi mesi dal debutto, un primo trasferimento fuori Londra.
La pagina della compagnia di produzione indica inoltre Bush Theatre e Bristol Old Vic come le prime tappe della produzione.
Accoglienza critica
La risposta della critica è stata nel complesso molto positiva.
Il Guardian ha apprezzato soprattutto la capacità del testo di far convivere risata e dolore, definendolo una commedia drammatica capace di accompagnare lo spettatore attraverso una situazione emotivamente devastante senza rinunciare all’umorismo.
The Stage ha sottolineato invece il modo in cui Black riesce a rappresentare contemporaneamente la gioia, la fatica e la paura della genitorialità, mettendo al centro una coppia giovane costretta a confrontarsi con una prospettiva completamente inattesa.
Everything Theatre ha particolarmente apprezzato la capacità dell’autore di affrontare lutto, paura e malattia mantenendo una vera comicità, evitando che il testo diventi semplicemente melodrammatico.
Anche Theatre Weekly ha evidenziato la combinazione di humour, cuore, emozione e intensità.



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