Lela & Co. è il testo che ha rivelato al panorama teatrale britannico la drammaturga Cordelia Lynn. Debuttato nel 2015 al Royal Court Theatre di Londra, il dramma affronta il tema della violenza patriarcale, della tratta sessuale e della costruzione del racconto come strumento di sopravvivenza, attraverso una scrittura di straordinaria raffinatezza formale che unisce lirismo, ironia e brutalità. Fin dalla prima rappresentazione l’opera è stata salutata dalla critica come una delle più significative nuove drammaturgie inglesi del decennio.
Riassunto dell’opera
Il testo si presenta inizialmente come il racconto apparentemente semplice di una giovane donna, Lela, che ripercorre la propria infanzia davanti al pubblico. Lela parla direttamente agli spettatori con leggerezza, ricordando il padre, la sorella maggiore, i primi innamoramenti e i piccoli episodi della vita quotidiana.
Ben presto emerge però queste figure maschili della sua vita intervengono e tutti questi uomini – il padre, il cognato, il marito, i clienti e i soldati – sono interpretati da un unico attore, sottolineando come rappresentino le diverse manifestazioni dello stesso sistema di dominio maschile.
Progressivamente il racconto assume toni sempre più oscuri. Il marito convince Lela a seguirlo oltre il confine, in un paese devastato dalla guerra. Qui la giovane viene rinchiusa in una stanza e costretta a prostituirsi per anni ai soldati che transitano nella zona. La prigionia non viene mai rappresentata con immagini realistiche o esplicite: Cordelia Lynn preferisce suggerire la violenza attraverso il linguaggio, le interruzioni del racconto e il progressivo restringersi dello spazio scenico e psicologico.
La forza del testo risiede proprio nell’ambiguità della narrazione. Lo spettatore non sa mai con assoluta certezza quanto della vicenda appartenga alla memoria, quanto all’invenzione o quanto alla ricostruzione traumatica della protagonista. La domanda implicita diventa così non tanto “è successo davvero?”, quanto “perché facciamo così fatica a credere a storie come questa?”. La drammaturga evita ogni forma di realismo documentario e costruisce invece una riflessione universale sul controllo del corpo femminile, sul potere del linguaggio e sulla violenza esercitata attraverso il racconto stesso.
Dal punto di vista teatrale, Lela & Co. è un’opera estremamente essenziale: due soli interpreti, uno spazio quasi vuoto e una drammaturgia nella quale la parola diventa il principale elemento scenico. La continua alternanza fra ironia, quotidianità e orrore produce uno straniamento che rende ancora più sconvolgente la vicenda.
La storia produttiva nel Regno Unito
L’opera debutta il 3 settembre 2015 al Royal Court Theatre Upstairs di Londra per la regia di Jude Christian e con Katie West (Lela) e David Mumeni (tutti i personaggi maschili).
Lo spettacolo nasce da un progetto sviluppato insieme a Desara Bosnja e 1989 Productions e viene presentato come una storia ispirata a fatti reali. La critica ne sottolinea immediatamente l’originalità formale, la capacità di affrontare la violenza senza indulgere nello spettacolarizzarla e la maturità della scrittura di una giovane autrice al suo debutto al Royal Court. Numerose recensioni gli attribuiscono quattro stelle e lo indicano come una delle rivelazioni della stagione londinese 2015.
Dopo il debutto londinese il testo conosce numerose produzioni internazionali, tra cui importanti allestimenti negli Stati Uniti (fra cui quello della Steep Theatre Company di Chicago), in Germania, Australia e in altri paesi europei, consolidando rapidamente la reputazione internazionale di Cordelia Lynn.
In Italia
Per diversi anni Lela & Co. è rimasto sostanzialmente sconosciuto al pubblico italiano, nonostante la crescente notorietà internazionale dell’autrice.
La prima produzione italiana è arrivata nel 2024, all’interno della XXIII edizione della rassegna Trend – Nuove Frontiere della Scena Britannica, ospitata dal Teatro Belli di Roma.
L’allestimento, prodotto dal Collettivo Amori Difficili, era diretto da Maurizio Mario Pepe e interpretato da Giorgia Salari e Francesco Bonomo, mantenendo la struttura originale a due interpreti prevista da Cordelia Lynn. La regia ha scelto un impianto estremamente essenziale, lasciando che fossero soprattutto il linguaggio, il lavoro fisico degli attori e il continuo passaggio della parola fra i due personaggi a costruire la violenza della vicenda. Nelle note di regia Pepe sottolineava come il testo fosse costruito su una vera e propria “coreografia verbale”, nella quale le continue interruzioni della voce di Lela diventano la rappresentazione scenica della violenza patriarcale.
Fortuna critica
Lela & Co. è oggi considerato uno dei testi fondamentali della nuova drammaturgia britannica degli anni Dieci. Pur affrontando temi come la guerra, la tratta e la prostituzione forzata, l’opera evita il naturalismo e sceglie una forma altamente teatrale, nella quale il linguaggio diventa esso stesso luogo della violenza e della resistenza.
La critica ha spesso accostato Cordelia Lynn ad autrici come Caryl Churchill e Sarah Kane, pur riconoscendole una voce autonoma, capace di fondere precisione formale, musicalità della scrittura e una profonda riflessione politica senza mai trasformare il teatro in semplice denuncia. Lela & Co. resta ancora oggi il testo che meglio sintetizza queste qualità ed è considerato il punto di partenza della sua affermazione internazionale.
LYNN, Cordelia

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