The Glow (Il bagliore) di Alistair McDowall è una delle opere più ambiziose e visionarie della drammaturgia britannica contemporanea. Presentata in prima assoluta al Royal Court Theatre nel gennaio 2022 come Harold Pinter Commission, la pièce conferma la capacità di McDowall di fondere fantascienza, mito, horror gotico e riflessione filosofica in una forma teatrale del tutto originale.
Il testo
The Glow è costruito come un racconto non lineare che attraversa migliaia di anni di storia umana. Non esiste un protagonista tradizionale, ma una figura enigmatica chiamata semplicemente The Woman, una donna che sembra esistere al di fuori del tempo, comparendo in epoche diverse senza invecchiare e senza riuscire a comprendere la natura della propria esistenza.
La prima scena è ambientata nel 1863, in un cupo manicomio vittoriano. La celebre medium spiritica Mrs Lyall si reca nell’istituto per cercare un’assistente da utilizzare durante le sue sedute spiritiche. Qui trova una giovane donna quasi muta, sporca di terra e apparentemente incapace di mangiare o dormire. Convinta di aver trovato un semplice strumento per le proprie esibizioni, la porta con sé e la ribattezza Sadie.
Ben presto, però, diventa evidente che quella donna possiede capacità straordinarie. Durante le sedute sembrano manifestarsi presenze autentiche, il tempo sembra deformarsi e attorno a lei compare una misteriosa luce, il “glow” del titolo.
Da questo momento la narrazione si frantuma.
La donna compare nel Medioevo accanto a un cavaliere ferito di nome Haster, figura che richiama il mito del Re Pescatore delle leggende arturiane. Successivamente appare nella preistoria, in una foresta, negli anni Settanta del Novecento, negli anni Novanta e in un futuro indefinito. Ogni volta incontra persone diverse che la riconoscono come una presenza ricorrente nella storia dell’umanità.
Un giovane storico, Evan, racconta l’esistenza di un misterioso libro intitolato The Woman in Time, secondo il quale una figura femminile luminosa comparirebbe ciclicamente nell’arte e nelle cronache di ogni epoca come una sorta di “termometro sociale”, una manifestazione che riflette lo stato morale del mondo.
La donna sembra attraversare i secoli senza comprendere il proprio destino. È continuamente perseguitata, venerata, imprigionata o sfruttata dagli esseri umani, che cercano di utilizzare il suo potere per ottenere conoscenza o salvezza.
Nella seconda parte il dramma assume una dimensione sempre più cosmica. Il tempo perde ogni linearità e le scene si susseguono come frammenti di memoria: passato, presente e futuro convivono nello stesso istante.
Solo quando la protagonista sperimenta la compassione e l’amore – grazie all’incontro con Ellen, una donna comune che la accoglie senza volerla possedere – sembra trovare una possibilità di liberazione. Il finale si apre su una visione di speranza: la luce che attraversa la protagonista diventa simbolo della capacità dell’umanità di rigenerarsi nonostante la violenza, la guerra e la solitudine.
Temi
Come in tutta la produzione di McDowall, il tempo è il vero protagonista dell’opera.
La donna è insieme:
- una figura mitologica;
- una memoria vivente dell’umanità;
- un simbolo della sofferenza collettiva;
- una possibile promessa di rinascita.
L’opera affronta temi quali:
- l’immortalità e il peso della memoria;
- il mito come linguaggio universale;
- la condizione femminile attraverso i secoli;
- la solitudine e il bisogno di connessione;
- il rapporto tra storia, leggenda e identità.
Molti critici hanno letto The Glow anche come una metafora della crisi climatica e della responsabilità collettiva, oltre che come una riflessione sulla ciclicità della violenza nella storia umana.
La produzione del Royal Court Theatre
Lo spettacolo è stato presentato al Jerwood Theatre Downstairs del Royal Court dal 24 gennaio al 5 marzo 2022, con la regia di Vicky Featherstone, allora direttrice artistica del teatro.
Il cast comprendeva:
- Ria Zmitrowicz nel ruolo della misteriosa Woman/Brooke/Sadie;
- Rakie Ayola nei ruoli di Mrs Lyall ed Ellen;
- Fisayo Akinade nei ruoli di Mason ed Evan;
- Tadhg Murphy nel ruolo del cavaliere Haster.
La scenografia di Merle Hensel trasformava continuamente lo spazio scenico: pareti mobili, aperture nascoste e superfici scure venivano attraversate dalle proiezioni video di Tai Rosner e dalle suggestive luci di Jessica Hung Han Yun, creando un ambiente in cui il tempo sembrava dissolversi. Il risultato era uno spettacolo immersivo, a metà tra il teatro di parola e un’esperienza visiva quasi cinematografica.
La ricezione critica
La produzione ha suscitato reazioni molto diverse, ma quasi tutti i critici ne hanno riconosciuto l’ambizione e l’originalità.
WhatsOnStage l’ha definita “esaltante e coinvolgente”, paragonandola a un incontro tra Doctor Who, J. B. Priestley e Caryl Churchill, lodando soprattutto l’interpretazione di Ria Zmitrowicz e la capacità del testo di intrecciare mito e fantascienza.
The Guardian ha parlato di una “avvincente meditazione sul tempo e sulla mortalità”, sottolineando come la seconda parte dello spettacolo acquisti una forte intensità emotiva grazie al tema dell’amore e della cura reciproca.
Time Out London ha assegnato quattro stelle, definendo The Glow “un dramma inquietante e brillante”, capace di costruire un’atmosfera gotica che si trasforma progressivamente in una grande favola cosmica.
Un’opera chiave di McDowall
The Glow rappresenta probabilmente la sintesi più completa della poetica di Alistair McDowall. Come Pomona e X, l’opera mette in discussione il modo in cui percepiamo il tempo e la realtà, ma lo fa attraverso una dimensione mitica e universale che supera i confini della fantascienza.
Il risultato è un teatro di straordinaria immaginazione, in cui storia, leggenda e futuro convivono in un’unica narrazione. È un’opera che non cerca di fornire risposte, ma invita lo spettatore a lasciarsi attraversare dalle sue immagini e dai suoi interrogativi, trasformando il palcoscenico in uno spazio in cui il passato e il futuro si illuminano reciprocamente, proprio come la misteriosa figura femminile che dà il titolo al dramma.
McDOWALL, Alistair

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