
Il sito web di un’agenzia letteraria per il teatro, ma soprattutto un sito per chi ama il teatro: per chi lo fa, per chi lo vorrebbe fare, per gli spettatori appassionati. Continua la lettura “Questo Sito”

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Rie è una donna di mezza età, nella cui vita e carriera stanno capitando un po’ troppe cose. La vediamo che si sveglia in una camera d’albergo con un tremendo dopo-sbronza. Accanto a lei è sdraiato, molto – troppo – tranquillo, un giovane che lei non conosce, o non ricorda.
Jakob Steen Olsen, ha scritto: “Questa commedia riguarda qualcosa di diverso e di più della storia della morte di un commesso viaggiatore, e di un singolo, triste destino di un essere umano… Perché la tragedia di questa donna, Rie, è anche nel fatto che è sempre vissuta secondo presupposti maschili. E’ diventata come un uomo. Ha adorato dei falsi dei.”
Monna Dithmer, ha scritto: “Poco a poco il terreno sotto ai piedi le viene a mancare, con una logica fatalmente inevitabile, quasi da tragedia greca. Le cose non possono andare che di male in peggio, ma sempre con un tono scintillante, pieno di umorismo nero.”
Astrid Saalbach, dopo aver studiato come attrice, dal 1975 al 1978, alla Danish National School of Theatre ha debuttato come drammaturga nel 1981, con un testo radiofonico: ORME NELLA SABBIA (Spor i sandet). Ha scritto svariati altri radiodrammi, oltre alla commedia per la televisione UN MONDO MORENTE (En verden der blegner), dopo di che si è rivolta alla narrative, iniziando con una raccolta di racconti intitolata IL VOLTO DELLA LUNA (Månens ansigt), a cui sono seguiti quattro romanzi, tutti incentrati su donne che vivono sole, oppure in relazioni estremamente libere. Nella prosa della Saalbach la capacità di evocazione si unisce ad una garbata ma irriducibile capacità di portare alla luce i più delicati problemi della nostra epoca.
E’ tuttavia nel suo lavoro di drammaturga che la Saalbach si è dimostrata più che mai innovative. A parte i suoi lavori per radio e televisione, per i quali ha ricevuto il Nordic Radio play Award nel 1983 – pensiamo soprattutto ai suoi lavori per le scene come LA CITTA’ INVISIBILE (Den usynlige by) e L’ORA DI DANZA (Dansetimen) del 1986.
La sua triilogia MATTINA E SERA (Morgen og aften); IL BAMBINO BENEDETTO (Det velsignede barn); E CENERI ALLE CENERI POLVERE ALLA POLVERE (Aske til aske støv til støv), hanno fatto di lei la drammaturga più popolare della sua generazione.
L’innaturale ripetizione, la morte – quella mentale e quella letterale, spesso quella della madre, la paura di una giovane donna, in certi casi ossessiva e in altri cosciente di perdere il proprio bambino sono temi tipici della scrittura della Saalbach, che conferisce loro una dimensione quasi mitica attraverso la sua tecnica poetica e al tempo stesso drammatica. Attraverso la sua arte nel padroneggiare scrittura e collocazione delle battute, così come del tempo e degli spazi vuoti, la Saalbach riesce, attraverso un forte effetto drammatico, a creare per gli spettatori la presenza di “un’altra scena”: il luogo dove fa più male e dove si cela il disastro.