Revival di COPENHAGEN di Michael Frayn all’Hampstead Theatre di Londra

Copenhagen di Michael Frayn è considerato uno dei capolavori del teatro di idee contemporaneo: un testo che riesce nell’impresa, apparentemente impossibile, di trasformare la fisica quantistica, la storia del Novecento e la riflessione morale in un avvincente dramma teatrale. A quasi trent’anni dal suo debutto, l’opera continua a interrogare il pubblico su una domanda cruciale: quale responsabilità hanno gli scienziati quando le loro scoperte possono cambiare — o distruggere — il mondo?

Il testo

La pièce prende spunto da un evento realmente accaduto: l’incontro avvenuto nel 1941, nella Copenaghen occupata dai nazisti, tra il fisico tedesco Werner Heisenberg e il suo antico maestro, il fisico danese Niels Bohr. Heisenberg, autore del principio di indeterminazione, lavorava allora per il programma nucleare tedesco; Bohr, ebreo per parte materna, viveva sotto l’occupazione nazista. I due uomini, un tempo legati da amicizia e reciproca ammirazione, si incontrarono per una conversazione privata di cui non si è mai conosciuto il contenuto esatto.

Frayn costruisce il dramma come una sorta di processo ultraterreno: Heisenberg, Bohr e la moglie di quest’ultimo, Margrethe Bohr, ormai morti, tornano a riesaminare quell’incontro, tentando di capire quali fossero le vere intenzioni di Heisenberg. Voleva ottenere informazioni? Cercava giustificazione morale? Tentava di avvertire il suo amico dei pericoli della corsa all’arma atomica? O sperava, in qualche modo, di fermarla?

La storia del testo

Copenhagen debuttò nel 1998 al Royal National Theatre di Londra, diretto da Michael Blakemore. Il successo fu immediato e straordinario. Lo spettacolo si trasferì nel West End e poi a Broadway, ottenendo un’accoglienza entusiastica.

L’opera vinse il Tony Award for Best Play e numerosi altri riconoscimenti, diventando rapidamente un classico del teatro contemporaneo. Nel 2002 fu adattata per la televisione dalla BBC con Daniel Craig, Stephen Rea e Francesca Annis.

La produzione 2026 all’Hampstead Theatre

Nel 2026 Copenhagen è tornato sulle scene londinesi con una nuova importante produzione dell’Hampstead Theatre, in scena dal 27 marzo al 2 maggio 2026. Si è trattato della prima grande ripresa londinese del dramma dopo il debutto del 1998.

La regia è stata affidata a Michael Longhurst, che ha valorizzato l’attualità del testo in un periodo di rinnovate tensioni geopolitiche e di crescente inquietudine sul rapporto tra scienza, tecnologia e potere.

Il cast riuniva tre interpreti di grande prestigio:

  • Richard Schiff nel ruolo di Niels Bohr;

  • Damien Molony nel ruolo di Werner Heisenberg;

  • Alex Kingston nel ruolo di Margrethe.

La scenografia di Joanna Scotcher e le luci di Neil Austin puntavano su un’estetica essenziale ma fortemente evocativa: un palcoscenico quasi astratto, con una piattaforma girevole e giochi di luce che suggerivano orbite atomiche, memoria e collisioni di particelle.

La critica

La produzione ha ricevuto recensioni ampiamente positive. Molti critici hanno sottolineato quanto il testo di Frayn appaia oggi ancora più pertinente, in un mondo nuovamente attraversato da conflitti e minacce nucleari.

The Guardian ha messo in luce la persistente attualità delle questioni morali affrontate dal dramma.

WhatsOnStage e The Stage hanno assegnato quattro stelle, elogiando la regia di Longhurst e la nitidezza con cui rende accessibili i complessi concetti scientifici.

Particolarmente apprezzata è stata l’interpretazione di Alex Kingston, che nel ruolo di Margrethe fornisce al dramma il suo contrappunto emotivo e ironico, fungendo da coscienza critica dei due scienziati.

L’attualità di Copenhagen

Ciò che rende Copenhagen così straordinario è la sua capacità di affrontare questioni enormi — la guerra, la scienza, il libero arbitrio, il senso di colpa — senza perdere mai il contatto con la dimensione umana. Il testo suggerisce che, proprio come nel mondo subatomico, anche nelle relazioni umane la certezza assoluta è impossibile.

La produzione dell’Hampstead Theatre ha confermato la forza di questo classico moderno, restituendolo come un dramma di straordinaria intelligenza e coinvolgimento emotivo: un’opera che non offre risposte definitive, ma costringe lo spettatore a confrontarsi con le zone d’ombra della storia e della coscienza.

Aggiungi Commento